IL GRANDE GATSBY di Francis Scott Fitzgerald (Einaudi)

01Di Nasten’ka

 

 

Se qualcuno mi domandasse: “Qual è, secondo te, il personaggio letterario più riuscito?”, risponderei senza esitare: “Jay Gatsby”; e so di non essere l’unica a pensarla così. Vedo milioni e milioni di lettori mormorare e unirsi in un plateale gesto di assenso (tu chiamale, se vuoi, “manie da megalomane”).

C’è chi, spocchiosamente, sostiene che l’America produca (o abbia prodotto) solo schifezze. In realtà non è così: il panorama letterario americano moderno è uno dei più interessanti e dinamici. La letteratura americana, per quanto riguarda i classici, forse non avrà la storia e il prestigio di quella europea ma i classici americani sono delle vere perle. Mai sentito parlare di Francis Scott Fitzgerald? Ogni volta che usi l’espressione “belli e dannati” stai citando il titolo di un suo romanzo; sei andato al cinema a vedere Il curioso caso di Benjamin Button e hai telefonato a tutta la tua rubrica (zia di terzo grado e compagno di banco della seconda elementare compresi) per raccomandare il film e tesserne le lodi? Bene, sappi che sei andato a vedere la trasposizione cinematografica di uno dei racconti di Fitzgerald, contenuto nella raccolta Racconti dell’età del jazz (edita da Mondadori, Newton Compton e Minimum Fax).

A proposito di film: dal 16 maggio le sale cinematografiche hanno ospitato schiere di fan adoranti per le proiezioni de IL GRANDE GATSBY, adattamento cinematografico del capolavoro di Fitzgerald con niente popò di meno che Leonardo di Caprio nel ruolo del signor Gatsby. Mesi prima dell’uscita c’è stata una vera e propria esplosione della Fitzgerald mania: abbiamo comprato e letto i suoi romanzi, abbiamo visto o rivisto Midnight in Paris, abbiamo tentato di conoscere meglio Zelda, sua moglie e musa ispiratrice, ci siamo commossi leggendo i particolari della loro storia d’amore fatta di alti e bassi.

Per quei quattro o cinque extraterrestri che non sono stati contagiati: non temete! Siete ancora in tempo per recuperare Il Grande Gatsby prima di andare al cinema.

Ecco qualche consiglio per l’acquisto. Se volete un’edizione con una traduzione buona ma non troppo costosa, quella dell’Einaudi (traduttrice Fernanda Pivano) è un’ottima scelta. Se non potete permettervi di spendere tanti soldi, vi basta rinunciare per un giorno al caffè del bar e comprare l’edizione Newton Compton a soli 99 centesimi, ma attenzione: rischiate di ritrovarvi fra le mani una traduzione pessima e un’edizione non-integrale; a dispetto di quello che recita la copertina, prendete in considerazione questo acquisto solo se proprio non potete prendere un altro (deve essere il vostro piano B, detto in parole povere) . Se invece volete un’edizione economica con un’ottima traduzione potete prendere quella della Minimum Fax, loro sono i migliori in fatto di letteratura americana. Se invece siete patiti della copertina rigida, lasciate perdere quella della Mondadori con la locandina del film (a mio avviso, le copertine con le locandine dei film sono kitsch) e comprate questa della Mattioli.

02

No, gente, questa non è semplicemente una copertina rigida, questa è la copertina ORIGINALE della primissima edizione de Il Grande Gatsby. Roba per veri collezionisti (meglio noti come “feticisti dei libri”).

Se masticate bene l’inglese, potete scaricare l’e-book gratis o, se volete il cartaceo, precipitatevi a LaFeltrinelli International più vicina a casa vostra e prendete questo:

03I libri della collana Penguin Popular Classics sono tutti a € 3,50 indipendentemente dal numero delle pagine, quindi è consigliatissima per tutti i classici in lingua inglese.

Il messaggio è chiaro: avete tante possibilità di scelta, il romanzo è breve (se decidete di leggere un capitolo al giorno lo finirete in meno di dieci giorni) e quindi non avete scuse! DOVETE RECUPERARLO! Passiamo ora a parlare del romanzo.

Nick Carraway si trasferisce a New York per lavoro: sono gli anni Venti, anzi no, i Ruggenti Anni Venti. Il suo vicino di casa è il ricco Jay Gatsby. Ogni sera la villa faraonica del signor Gatsby si illumina, si riempie di gente e di musica. Le sue feste sono sontuose e tutti i ricchi di New York accorrono. In realtà Gatsby offre feste con uno scopo preciso: spera di attirare a casa sua Daisy, il suo amore di gioventù, di poterla riconquistare. Grazie all’aiuto di Nick, finalmente, riuscirà nel suo intento. Ma l’amore ha un prezzo e quello che Jay Gatsby pagherà sarà carissimo.

Si potrebbero scrivere libri su libri a proposito di questo romanzo; si potrebbe parlare di particolari come l’auto gialla di Gatsby, il cartellone pubblicitario con gli inquietanti occhi del dottor T. J. Eckleburg, la voce suadente di Daisy. Ma questa non è la sede per sviscerare questo capolavoro. Lascerò da parte anche alcuni dei personaggi principali come Jordan Baker, amica di Daisy e flirt di Nick.

Tanto per cominciare, sappiate che la prosa di Fitzgerald è armoniosa ed elegante. L’autore rinuncia al narratore onnisciente e fa, a mio avviso, una scelta azzeccatissima: il narratore è Nick, il personaggio che si trova fra l’incudine e il martello, in quanto vicino di Gatsby e cugino di Daisy.

Il mondo descritto da Fitzgerald è sfavillante ma, rimossa la patina, resta in mano lo squallore. Lampante è la critica sulla falsità della società contemporanea all’autore: i frequentatori della casa di Gatsby – quelli che dovrebbero essere i suoi amici – lo abbandonano nel momento cruciale. Il Grande Gatsby è, inoltre, il romanzo dei contrasti: Nick, pacato e perbenista, si contrappone all’eccentrico signor Gatsby; il signor Gatsby, gentile e da sempre fedele all’amore della sua vita, si contrappone a Tom Buchanan, marito di Daisy, arrogante, prepotente e fedifrago. Il contrasto fra Tom e Gatsby non è semplicemente quello dei due pretendenti al cuore di Daisy ma è il contrasto sociale dell’America degli anni Venti, quello fra i ricchi di una volta (Tom) e chi si è arricchito dopo la guerra o grazie a essa (Gatsby).

Due paroline sul personaggio di Daisy: è l’emblema della donna vuota e volubile. Per quanto Jay Gatsby sia amato e venerato dalla maggioranza di chi ha letto il libro, lei è odiata e nemmeno tanto cordialmente.

Ora è il momento di parlare di lui, Jay Gatsby. Come ho già detto, è il personaggio più riuscito di cui abbia mai letto. Ora tenterò di spiegarmi. Il signor Gatsby è certamente eccentrico e affascinante ma conserva, nel suo modo di fare affabile, una certa malinconia mista a timidezza. Gatsby è un sognatore. Ho incontrato un altro sognatore, quello anonimo de Le Notti Bianche di Dostoevskij: entrambi condividono la condizione di uomini solitari (Gatsby, anche se circondato da tanta gente, non ha veri amici, eccetto Nick forse). Per il resto, sono diversi. Gatsby non è un sognatore qualsiasi: lui non sogna il futuro, lui sogna il passato. Si tiene tenacemente aggrappato al passato, rappresentato dalla luce verde del faro dall’altra parte della baia, lì dove abita Daisy. Il passato è Daisy, la luce verde è Daisy: in realtà non è innamorato della Daisy di “adesso” ma di quella che amava da giovane ed è fermamente convinto che il passato possa ripetersi, come fosse un’entità immutabile. La vera essenza di Gatsby è racchiusa nella celebre frase conclusiva del libro: “così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”. A rendere Gatsby grande non sono le sue feste ma la sua condizione di individuo unico, proteso verso il sogno, in una società attenta solo alle apparenze. Ecco perché non riuscirà mai a integrarsi. Per me è il personaggio più riuscito perché, pur trattandosi di un personaggio estremamente complesso che vive in un mondo falso, non perde mai la sua umanità, non risulta mai artefatto. E poi, è uno dei personaggi più belli di sempre: ecco perché lo amo tanto, anzi, ecco perché lo amiamo tanto.

E tu, vecchio mio, hai letto il romanzo? Lo leggerai prima di andare al cinema?

IL GRANDE GATSBY

di Francis Scott Fitzgerald

Einaudi

pp. 162 –  € 8,50