GUARDA CHE LA LUCE È DEL CIELO di Giulia Belloni e Kaatje Vermeire (Kite edizioni)

giuliabelloniDi MissMeiko

Con l’espandersi degli eventi dedicati ai comics (vedi il noto Lucca Comics & Games), grazie soprattutto a un buon coinvolgimento mediatico tramite social network ad opera di appassionati del settore, sempre più marchi editoriali si sono aperti alla graphic novel.

Spesso si è trattato di un vero e proprio tornaconto, per non rischiare di rimanere tagliari fuori da un’ondata che solo il tempo saprà dirci se effimera. Si sono venute così a creare collane ad hoc tra le fila di case editrici che, magari fino a quel momento, disdegnavano termini quali fumetto e illustrazioni.

Nonostante le ragioni che stanno alla base di tale strategia editoriale, condivisibili o meno, una cosa è certa: il tutto ha giovato al mercato dell’editoria, realizzando una scelta di catalogo più variegata e il più vicina possibile alle richieste del lettore seriale.

Sebbene tali scelte si siano rivelate non sempre vincenti (vuoi per la bassa qualità dei testi e/o delle immagini, vuoi per l’effetto-cliché al quale da anni siamo abituati per via di quei fenomeni editoriali che riproducono stereotipi a gogo), autentiche mosche bianche si sono senz’altro intraviste, specie nella microeditoria indipendente.

È il caso di Kite edizioni, piccola casa editrice padovana dal catalogo curato che consta di albi illustrati non solo per bambini, ma anche per adulti. Quest’ultimo punto rappresenta una ventata di freschezza, accolta positivamente da quella fetta di pubblico alla continua ricerca di novità sempre più curiose.

Tra i titoli della collana Le Voci, il delicato racconto GUARDA CHE LA LUCE È DEL CIELO, scritto da Giulia Belloni e illustrato da Kaatje Vermeire. Una storia autentica e toccante, che vuole aiutare a guardare oltre l’apparenza delle cose che sembrano.

Il protagonista della storia scopre di avere le ali. La reazione immediata è di stupore, ma seguono mille domande. Sarà sua la colpa? Si tratterà di una malattia? Cosa ne penseranno gli altri?

Sembra quasi di udire quella tipica vocina che, con le sue fisime, ci sorprende quando ci rendiamo conto di una diversità che ci appartiene, facendoci sentire inadeguati di fronte al resto del mondo. Ed ecco che saremmo pronti a qualsiasi cosa, pur di estirpare quella diversità alla radice. Nel caso del protagonista, la decisione più saggia appare quella di  farsi asportare le ali chirurgicamente.

Abbiamo bisogno degli occhi di qualcun altro per capire che, forse, una stessa situazione può essere guardata sotto un altro punto di vista. Questo qualcuno può essere nostra madre come una qualunque altra persona a noi cara, una persona speciale. Insomma, una persona unica nel suo genere, in grado di vedere in noi ciò che noi stessi non siamo stati in grado di scorgere.

Ecco allora che queste ali non rappresentano più un limite, ma la fonte da cui trarre la forza di mostrarci al mondo per quello che siamo, di mostrarci nudi, proprio come il protagonista del racconto, l’unico personaggio a essere rappresentato senza veli.

Una storia all’apparenza semplice, ma ricca di spunti di riflessione, condita da illustrazioni dai tratti morbidi e dai colori tenui, ad accompagnare il lavoro d’introspezione svolto dal protagonista fino alla completa accettazione di sé.

GUARDA CHE LA LUCE È DEL CIELO

Giulia Belloni, Kaatje Vermeire

Kite edizioni

pp. 32 – € 14,00