A SUD DEL CONFINE, A OVEST DEL SOLE di Haruki Murakami (Einaudi)

murakamiDi Nasten’ka

 

 

“La solitudine è solo un’abitudine, non un destino”.

Un uomo diviso fra due donne. La passione che prova per la prima è travolgente, totale ma – per motivi indipendenti dal protagonista – la donna è sfuggente (non si tratta di amore non corrisposto, sia ben chiaro) e, alla fine, ciò che resterà è un grande vuoto, difficile – se non impossibile – da colmare. L’amore per la seconda è più pacato, rappresenta la soluzione più semplice o quella più aderente alle convenzioni sociali. Questa è la storia di due dei più famosi romanzi di Murakami, il celeberrimo autore nipponico di Norwegian Wood – Tokyo Blues e A sud del confine, a ovest del sole, libro oggetto di questa recensione.

La grandezza del narratore sta nel diverso sviluppo delle due vicende: Murakami è riuscito a scrivere due storie simili ma non identiche. A noi lettori piace pensare che si tratti di due romanzi autobiografici e non di semplici topoi.  A sud del confine, a ovest del sole è sicuramente la prova più matura.

Per rendere la storia ancora più intimista il narratore è lo stesso protagonista, Hajime. Il libro inizia nel Giappone degli anni ’50: Hajime ha sempre avvertito come una colpa e un’implicita accusa di debolezza il suo essere figlio unico. All’età di dodici anni incontra Shimamoto, sua compagna di scuola, figlia unica anch’ella, ancora più sola perché claudicante. Diventano amici inseparabili fino a quando Hajime si trasferisce e, come succede spesso nella vita, si perdono di vista. Il protagonista va avanti, fa le sue esperienze: alcune belle; molte, estremamente dolorose e difficili, finché non ricompare Shimamoto. I due ricominceranno a frequentarsi e capiranno di amarsi da sempre, ma ormai potrebbe essere troppo tardi: Hajime ha una moglie che ama e due bambine, Shimamoto nasconde segreti troppo grandi. Il loro amore potrebbe essere destinato a restare lì, a sud del confine, a ovest del sole.

Vale la pena soffermarsi sul titolo così poetico, vera e propria chiave d’accesso al rapporto fra Hajime e Shimamoto.  A sud del confine si riferisce a una canzone eseguita da Nat King Cole: South of the Border, brano importante per i due protagonisti (il vinile in copertina non è messo lì a caso). Il sud del confine non è altro che il Messico. I romanzi di Murakami sono zeppi di riferimenti alla cultura occidentale, soprattutto a quella americana quindi, per comprendere il riferimento, bisogna fare uno sforzo di immedesimazione. Cos’è il Messico per un americano? La terra dei sogni e dell’estate eterna. E cosa rappresenta il Messico per un fuggiasco? La terra della libertà, il posto dove potersi sentire finalmente al sicuro. Hajime e Shimamoto sono in fuga dal mondo, in fuga verso un posto lontano e inaccessibile agli altri, verso un tempo passato e ormai irrecuperabile che appartenga solo a loro, verso un confine invalicabile che possa isolarli. Ma, per quanto possano correre, il sud del confine è sempre più lontano. Riusciranno a passare dall’altra parte e a restare finalmente soli?

A ovest del sole, invece, si riferisce all’isteria siberiana, una malattia che colpirebbe i contadini siberiani impegnati nei lavori dei campi durante la bella stagione. Di fronte a loro niente, se non il sole a scandire i momenti della giornata: “giorno dopo giorno vedi sorgere il sole ad est, attraversare la volta celeste e tramontare ad ovest e alla fine qualcosa dentro di te si spezza e muore. Lasci a terra la zappa e cominci a camminare con la mente svuotata da ogni pensiero verso ovest, a ovest del sole. Continui a camminare per giorni, senza mangiare né bere, come un invasato. E un giorno ti accasci al suolo e muori”. Quello che capita ad Hajime non è poi tanto diverso: come sotto ipnosi, inizia a inseguire l’amore per Shimamoto. A volte il conflitto interiore è dilaniante: Hajime ama follemente Shimamoto ma anche sua moglie,  Yukiko. Hajime tenta disperatamente di resistere ma finirà con il diventare quasi un automa, uno zombie incapace di opporre resistenza. Pian piano il protagonista viene svuotato di tutto, cambia: non si tratta di morte fisica ma di morte dell’anima.

Pur trattandosi di un tipo di letteratura diversa da quella di consumo, questo libro spiega bene l’enorme successo dell’autore: il romanzo è scorrevole e appassionante, la prosa di Murakami è semplice e raffinata. Personalmente non ho apprezzato il fatto che un punto molto importante della vicenda sia lasciato in sospeso, costringendo il lettore a fare supposizioni. So bene quanto i romanzi giapponesi siano spesso vaghi e indefiniti, ma questo non è il caso di A sud del confine, a ovest del sole. Mi è sembrata un scelta incoerente con quella di scrivere un romanzo realista e, in alcuni tratti, occidentale. Ecco un altro motivo del successo di Murakami, almeno per quanto riguarda i romanzi realisti: la commistione fra Oriente e Occidente gli ha garantito non solo il successo in patria ma anche all’estero.

Sappiate che questo romanzo è capace di toccare i nervi scoperti del lettore. È mio dovere avvisarvi che potreste ritrovarvi in una valle di lacrime. Se non avete mai letto nulla di questo autore, vi consiglio di iniziare proprio da A sud del confine, a ovest del sole o, se siete masochisti e amate soffrire tanto, da Norwegian Wood – Tokyo Blues; lasciate momentaneamente da parte il Murakami più onirico e surrealista, altrimenti rischierete di non apprezzare appieno questi due romanzi.

A sud del confine, a ovest del sole è un vero e proprio tesoro. Quanto ai diritti sulle opere di Murakami, sono passati dalla Feltrinelli a Einaudi. Gli estimatori dell’autore hanno supplicato per anni lo storico editore torinese di ristampare il romanzo e finalmente, ad aprile, chi è entrato in libreria ha potuto trovarlo nel reparto novità. Ora che è di nuovo disponibile, non vorrete davvero lasciarvelo sfuggire?

A SUD DEL CONFINE, A OVEST DEL SOLE

di Haruki Murakami

Einaudi

pp. 204 –  € 20,00